trauma.png

Il trauma è una realtà della vita, ma non per questo deve essere una condanna a vita

P. Levine

Trauma e terapia EMDR

L’EMDR è un metodo psicoterapico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni ma emotivamente stressanti

 

Perché lavorare con l’EMDR e la cura del trauma?

 

Per rispondere a questa domanda è necessario comprendere cosa intendiamo quando parliamo di trauma.

Negli anni sono state molteplici e diversificate le definizioni di trauma. Se partiamo però dall’etimologia della parola, che deriva dal greco e che vuol dire “ferita”, possiamo concettualizzare il trauma come qualcosa che accade all’individuo in grado di rompere, mettere a soqquadro il consueto modo di vivere e di vedere il modo della persona e che ha un impatto negativo sulla vita della stessa, lasciando un segno.

Possiamo quindi immaginare il trauma psicologico non come un evento o un insieme di esperienze, bensì come la ferita, le ferite dell’anima, cioè quell’insieme unico e soggettivo di esiti che sono il risultato delle esperienze passate.

 

Esistono diversi tipi di esperienze potenzialmente traumatiche a cui si può andare incontro nel corso della vita. Esistono i “piccoli traumi” o “t”, ovvero quelle esperienze soggettivamente disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo, non necessariamente di elevata intensità, ma che hanno comunque un impatto emotivo importante per la persona a causa del loro significato soggettivo personale o dell’età in cui queste esperienze accadono. Si possono includere in questa categoria eventi come un’umiliazione subita o delle interazioni brusche con persone significative durante l’infanzia. 

Accanto a questi traumi di minore entità si collocano poi i "grandi traumi", “T”, ovvero tutti quegli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care. A questa categoria appartengono eventi di grande portata, come ad esempio disastri naturali, abusi, violenze, incidenti etc.

Nonostante gli eventi sopra descritti riferiti alle due tipologie di trauma siano molto differenti, il modo di affrontare le ferite che questi causano nella vita della persona possono essere simili anche se altamente individualizzati e declinati sulla singola persona.

Infatti non tutte le persone reagiscono allo stesso modo alle esperienze traumatiche. Le reazioni alle esperienze traumatiche possono collocarsi su un continuum che va dalle persone che recuperano completamente e in maniera autonoma dal trauma e ritornano ad una vita normale in un breve periodo di tempo fino a reazioni più gravi che impediscono alla persona di tornare alla vita precedente l’evento traumatico. In alcuni casi gli effetti del trauma si possono osservare solo molti anni dopo l’evento traumatico, quando una situazione di stress o un trauma di minore entità riattiva i vissuti e le emozioni che erano stati originariamente associati all’evento traumatico originario.

 

Spesso si tende a considerare come effetti di un evento traumatico, solo quelli conseguenti a eventi traumatici “universalmente” riconosciuti come tali e di grande impatto sulla vita della persona (es. un abuso o un incidente stradale). Tuttavia la ricerca ci ha dimostrato che gli effetti del trauma sul cervello (e sul sistema mente-corpo) possono essere gli stessi, indipendentemente dall’entità dell’evento traumatico. 

Nonostante le evidenze scientifiche, si tende ancora a sottovalutare gli effetti del trauma quando non direttamente collegati ad eventi di grande impatto. Questo vuol dire quindi che le ferite psicologiche derivanti dai traumi “t” restano spesso inascoltate nonostante il dolore sia presente nella vita della persona. 

Per comprendere meglio questo concetto possiamo guardare a quello che succede nel campo della medicina.

Un medico e un infermiere ad esempio tratteranno un paziente per le sue ferite, mettiamo caso ferite inflitte da un morso di un animale, cureranno cioè la specifica ferita, indipendentemente da quello che è stato l’evento che le ha causate. Si preoccuperanno di impostare la miglior cura possibile per guarire quella ferita, indipendentemente dal fatto che la ferita sia stata causata dal morso di una tigre o di un gatto.

Gli effetti del trauma, le sue ferite, a breve e a lungo termine possono manifestarsi in modi diversi:

 

  • disturbi del sonno, insonnia, ipersonnia

  • ansia, disturbi dell’umore, panico, rabbia, irritabilità

  • senso di ottundimento, senso di confusione e difficoltà di concentrazione

  • difficoltà di memoria, dimenticanze e deficit cognitivi

  • dolore cronico, disturbi somatici

  • bassa autostima

  • dissociazione e depersonalizzazione

  • uso di sostanze

  • flashback, incubi e pensieri intrusivi

 

L’EMDR è proprio uno dei metodi che permette di lavorare sull’effetto delle esperienze traumatiche e curare le ferite del trauma. Numerosi studi neurofisiologici hanno documentato gli effetti post-trattamento dell’EMDR.

La tecnica dell'EMDR si focalizza sui ricordi del trauma o dell'evento stressante e, mediante l'utilizzo di movimenti oculari o di altre forme di stimolazione bilaterale, si riesce a desensibilizzare tali ricordi, facendogli perdere la carica emotiva negativa associata e quindi riprocessare e modificarne le cognizioni e il vissuto emotivo nel qui ed ora.

La terapia EMDR ha come base teorica il modello AIP (Adaptive Information Processing) che concettualizza i disturbi come derivanti da un trauma o da eventi particolarmente stressanti in quanto risultato di una non elaborazione, o di una elaborazione non completa, della grossa mole di informazioni (pensieri, emozioni, sensazioni fisiche) attivate durante il trauma o l'evento stressante. Le manifestazioni psichiche, emotive e somatiche nel presente sarebbero quindi il risultato di tutti quegli eventi che superano le nostre possibilità emotive e di coping.

 

In altri termini, è come se le cognizioni, le emozioni e le sensazioni fisiche provate durante il trauma rimanessero "bloccate" nell'individuo, ripresentandosi anche a distanza di tempo, come se la persona stesse ancora vivendo l'evento scatenante.

 

A questo proposito, l'EMDR si pone l'obiettivo di ridurre la sofferenza dell'individuo "riattivando" la sua innata capacità di elaborare le informazioni , le sensazioni e le emozioni negative suscitate dai ricordi dell'evento traumatico o stressante e “bloccate” nel nostro sistema di informazioni.

 

 

Bibliografia:

Van Der Kolk, B. (2020). Corpo accusa il colpo: Mente, corpo e cervello nell'elaborazione delle memorie traumatiche. Raffaello Cortina Editore.

Fernandez, I., Galvagni, M. V., & Maslovaric, G. (2011). Traumi psicologici, ferite dell'anima: il contributo della terapia con EMDR. Liguori.

Onofri, A., La Rosa, C., Solomon, R., Rando, T. A., & Verardo, A. R. (2015). Il lutto: psicoterapia cognitivo-evoluzionista e EMDR.

Lanius, U. F., Paulsen, S. L., & Corrigan, F. M. (Eds.). (2021). Neurobiologia e trattamento della dissociazione traumatica: Verso un sé incarnato. FrancoAngeli.

Onofri, A. Fantasmi nel sé. trauma e trattamento della dissociazione.

Bromberg, P. M., Lingiardi, V., Caretti, V., & De Bei, F. (2007). Clinica del trauma e della dissociazione: Standing in the spaces. R. Cortina.

Croitoru, T. EMDR Revolution. Cambiare la propria vita un ricordo alla volta. Una guida per pazienti.

Ogden, P., Minton, K., & Pain, C. (2012). Il trauma e il corpo: manuale di psicoterapia sensomotoria.Istituto di scienze cognitive.

Sito web Associazione EMDR Italia:     https://emdr.it

trauma2.webp